Prima di domani. Chiediamoci cosa vogliamo veramente

Una nuova offerta per una nuova domanda

Di seguito il primo approfondimento tematico del progetto “Prima di domani. 6 proposte per ridisegnare il futuro” con focus settoriali che hanno visto il coinvolgimento di: Roberta Cocco, Ass.ra Trasformazione digitale del Comune di Milano; Marco De Rossi, Weschool; Mirko Lalli, The Data Appeal Company; Leonardo Dondini, Dalle Piane Cashmere; Letizia Piangerelli, facilitatrice e coach.

Si è molto discusso se la crisi iniziata nel 2007, originata nel mondo della finanza, si fosse evoluta e protratta principalmente come una crisi economica dal lato dell’offerta o da quello della domanda. Ci si è chiesti cioè se la crisi, portando al pettine i nodi del capitalismo, ne avesse scoperchiato la fragilità dei modelli di offerta (efficienza, trasformazione tecnologica, produttività, peso della fiscalità, ecc.); o più che altro poggiasse sulla debolezza della capacità di spesa dei consumatori (dovuta a molti fattori: salari bassi o stagnanti, disuguaglianze economiche e sociali, indebitamento insostenibile delle famiglie, mancanza di fiducia che spinge ad accumulare invece che a spendere, ecc.).

La maggior parte delle risposte di politica economica in praticamente tutti i Paesi sono andate nella direzione di ri-stimolare l’offerta (riduzione delle tasse, flessibilizzazione del mercato del lavoro, finanza a favore degli investimenti, abbassamento dei tassi per favorire aumenti del credito, ecc.), nella convinzione (la vecchia “legge di Say”) che a rimettere tutto a posto ci avrebbe poi pensato il mercato e la domanda avrebbe seguito. 

L’impatto della crisi da Covid-19 sulla produzione non è difficile da immaginare: fabbriche uffici, negozi, musei, tutto chiuso.  E’ pienamente comprensibile quindi che come prime misure si sia pensato alla cassa integrazione, allo slittamento delle scadenze fiscali, alla copertura di congedi parentali ecc. Tutte misure che senza dubbio aiutano le famiglie nella crisi ma, a dispetto dell’apparenza, sono sostanzialmente aiuti alle imprese, che altrimenti sarebbero chiamate a sostenerne il costo direttamente. Misure dirette all’offerta quindi, ancora una volta.

Dal nostro punto di vista, Covid-19 disvela prima e rafforza poi un profondo cambiamento nelle esigenze delle persone e quindi, in prospettiva, nella domanda di beni e servizi

La “vita di prima” ci manca e saremo felicissimi di tornare ad uscire di casa, incontrare i nostri colleghi, vederci con gli amici, andare al cinema, fare attività all’aria aperta e mandare i figli a scuola; torneremo a viaggiare? Faremo tutto questo esattamente come prima?
E’ probabile che il giorno in cui torneremo “alla normalità”, scopriremo che ci mancheranno altrettanto alcune esperienze vissute in queste settimane, perchè la lunga permanenza in questa situazione creerà i presupposti del formarsi di nuove abitudini, creando, di fatto, una nuova condizione (lavoro da remoto, tempo con i nostri familiari, scuola digitale, acquisti online, piattaforme streaming di video e formazione, aperitivi in hangout con amici lontani, servizi pubblici online che non avevamo mai usato prima). L’antropologo Agustín Fuentes parla addirittura di nuovi rituali sociali: chissà se torneremo a stringerci la mano?

Ci saranno cose che non vorremo più fare ed altre a cui non vorremo più rinunciare: è possibile che questo cambiamento ci porterà a modificare per sempre le nostre scelte di vita, d’acquisto, politiche e civiche (il nostro essere “domanda”, appunto). Tutti ripenseremo le nostre esistenze e, per convinzione o necessità, lo faremo pensando ad un nuovo ed ecosistemico concetto di benessere, individuale e collettivo e di sostenibilità, ambientale e sociale. Domanderemo tutto ciò in più di prima e più di prima, e chi sarà in grado di rispondere vincerà la nostra fiducia. Ecco perché bisogna contemporaneamente lavorare sul proteggere la domanda, riprogettando l’offerta.

Enrico Giovannini, economista, ex Chief Statistician dell’Ocse, nonché ex ministro del Lavoro, cofondatore e portavoce dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) auspica ed invoca che questa sia “l’occasione per cambiare paradigma” e “riorientare il sistema economico nella direzione di una maggiore sostenibilità ambientale e una maggiore equità sociale”.

Non è il solo, anche Giuseppe Sala, Sindaco di Milano – la città che produce da sola il 10% del Pil Italiano e che fino a poco tempo fa era la “Milano che non si ferma, con ritmi incredibili” – dichiara: “Milano non sarà più come prima, sarà qualcosa di diverso, ma dovremo riprenderci quella leardership. Qualunque processo di ricostruzione, però, dovrà ripartire da tre pilastri: la questione ambientale, la giustizia sociale, la salute”

|a cura di Francesca Mazzocchi e Marco Tognetti|

Leggi i 4 focus su:

  • Servizi pubblici e scuola digitale (conversazione con Roberta Cocco, Ass.ra Trasformazione digitale del Comune di Milano e Marco De Rossi, Weschool);
  • Turismo e ospitalità (ne abbiamo parlato con Mirko Lalli, The Data Appeal Company);
  • Moda (abbiamo chiesto a Leonardo Dondini, Dalle Piane Cashmere);
  • Smart working (conversazione con Letizia Piangerelli, facilitatrice e coach).

Scarica QUI il pdf completo, con tutti i focus all’interno (709 kb)

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