Salute Globale, come metodo e come fine

La salute globale non è il semplice accostamento di due termini, nè una dimensione spaziale del concetto, bensì un approccio integrato di ricerca e azione che mira a dare pieno significato e attuazione a una visione della salute come stato di benessere bio-psico-sociale e come diritto umano fondamentale, nel quale salute e malattia sono considerate risultati di processi non solo biologici ma anche economici, sociali, politici, culturali e ambientali, trascendendo e superando le prospettive, gli interessi e le possibilità delle singole nazioni. Questo nuovo paradigma, basato su ampie evidenze scientifiche e sulla conoscenza dei determinanti di salute (fattori comportamentali, socio-economici, culturali, ambientali, condizioni di vita e lavoro ecc. che influenzano lo stato di salute di un individuo o di una comunità), può essere applicato alla prevenzione, al trattamento delle malattie e alla promozione della salute a livello individuale e collettiva.

La salute globale pone particolare attenzione all’ analisi delle disuguaglianze di salute, che sono presenti in termini di speranza di vita, malattie e disabilità, sia all’interno dei paesi, sia tra di essi. Se non giustificate da un punto di vista biologico infatti, le disuguaglianze di salute sono riconducibili ai determinanti di salute e sono, quindi, inique perché evitabili. Per questo oggi l’approccio di Salute Globale si impone come il principale paradigma sistemico e di senso con il quale immaginare un futuro di benessere per tutti. Non solo perchè promuove il rafforzamento dei sistemi sanitari in un’ottica universalistica, con riforme orientate all’equità, solidarietà, sostenibilità e inclusione sociale, ma anche perchè mira a colmare il divario tra evidenza scientifica e decisioni operative, ed è quindi il quadro logico di riferimento nella definizione di policy ed azioni di intervento: potremmo dire salute globale come impianto metodologico e come fine. 

E’ da questo quadro che discendono le riflessioni che ci ha regalato il Dott. Gavino Maciocco, uno dei principali referenti di Salute Globale in Italia, circa la necessità, una volta superata l’emergenza, di ristrutturare le fondamenta di un sistema sanitario che ha svelato, già prima e soprattutto durante il Covid, pesanti criticità. A causa del disinvestimento pubblico avvenuto negli anni e di una “arretratezza culturale e scientifica” – come da lui definita – il sistema sanitario nazional ha abbandonato alcune funzioni fondamentali di prevenzione e di servizi territoriali, che possiamo individuare oggi tra le principali cause dell’emergenza sanitaria in corso da un lato, e delle diseguaglianze di trattamento ed accesso ai servizi, dall’altro. Un appello, quello di Maciocco, depositato anche in una lettera aperta al Ministro delle Salute, nella quale non solo si individuano soluzioni concrete, ma si legge la visione paradigmatica che vi sottende, incentrata sulla protezione delle persona e dei suoi  diritti fondamentali, che poggia su un approccio sistemico alle problematiche, socio economiche e culturali prima ancora che sanitarie. 

In questo solco si sono espressi in tanti altri, da Marco Imarisio sul Corriere della Sera “Gli insofferenti” a Michele Serra: “La religione del lavoro”; su le residenze per anziani ne scrive Luigi Manconi su Repubblica “L’Età dello scarto”, ne ragionano Cristiano Gori e Marco Trabucchi: “Residenze per anziani e Covid-19: come non parlarne a sproposito”; su diritti e disuguaglianze Tito Boeri: “I quartieri ghetto e la condanna degli invisibili” ; Stefano Allievi, “E’ il momento di regolarizzare gli immigrati”; Nadia Urbinati, “La convenienza dei diritti”; Enrico Giovannini, “Mai come ora bisogna parlare di giustizia sociale” ed Ernesto Galli della Loggia, “L’equità perduta”.

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