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Come ripensare la valutazione d’impatto sociale

Negli ultimi anni la valutazione d’impatto sociale è diventata una componente strutturale per chi opera nel Terzo Settore e nell’innovazione sociale. Non è più solo uno strumento di rendicontazione finale, ma una leva che dovrebbe incidere direttamente sull’efficacia delle organizzazioni e sulla loro capacità di generare cambiamento. Eppure per le organizzazioni non è sempre facile trasformare la valutazione da “esame da superare” a strumento di crescita.

Questo cambiamento, che permette di alzare lo sguardo da “cosa è stato fatto” a “cosa è cambiato davvero nella vita delle persone e nelle comunità”, sta avvenendo da tempo, eppure per le organizzazioni non è sempre facile trasformare la valutazione da “esame da superare” a strumento di crescita.

Come si è arrivati a questo “cambio di paradigma”? Vi facciamo un recap.

La spinta viene da più direzioni, in primis dal basso, cioè dal mondo dell’economia sociale e del terzo settore, che ha iniziato a comprendere il valore della valutazione nei processi interni. Ma anche finanziatori, investitori sociali, e la stessa PA esprimono un’esigenza sempre più chiara: andare oltre report e output e costruire evidenze utili a migliorare l’efficacia degli interventi. 

In Italia, questo passaggio è stato formalizzato già nel 2019 con le  linee guida ministeriali per la Valutazione dell’Impatto Sociale, che ne prevedono l’adozione anche nelle procedure pubbliche sopra determinate soglie, riconoscendo la VIS come strumento per misurare gli effetti generati nel tempo sulle comunità.

Per la Commissione Europea, la valutazione d’impatto è uno strumento indispensabile per il policy-making: le politiche pubbliche devono essere sempre più basate su evidenze, costruite attraverso valutazioni e impact assessment e aperte al contributo degli stakeholder lungo tutto il ciclo di vita delle decisioni. Leggi l’agenda sulla “Better regulation”.

Anche la World Bank insiste su questo, sottolineando come la valutazione sia essenziale per capire cosa funziona, cosa no e perché, soprattutto in ambiti complessi come educazione, povertà e welfare.

Allora dove sta il problema? 

A livello europeo, il quadro è chiaro: il 68% degli incubatori e acceleratori supporta lo sviluppo di sistemi di misurazione dell’impatto, ma solo il 33% delle organizzazioni riesce a implementarli in modo strutturato (fonte OECD). Un dato che racconta bene la distanza ancora aperta tra domanda e capacità reale. 

Le ricerche di Euricse confermano questa tensione: la valutazione in Italia è sempre più riconosciuta come leva strategica, ma fatica ancora a radicarsi nelle pratiche quotidiane delle organizzazioni, con il rischio di restare un esercizio formale se non accompagnata da un cambiamento culturale e gestionale.

Noi percepiamo due sfide:

  • Per le organizzazioni, si tratta di portare la valutazione nei processi interni, trasformandola in uno strumento che guida decisioni e apprendimento continuo, non in qualcosa da “consegnare” a fine progetto;
  • Per la Pubblica Amministrazione, significa fare un passo in più: passare da logiche di compliance a modelli che integrano davvero evidenze di impatto nella progettazione dei bandi e nella costruzione delle policy.

E quindi come si fa? Si evolve.

Senza una vera evoluzione culturale e organizzativa, la pressione alla misurazione rischia di produrre l’effetto opposto: dati raccolti ma non usati, evidenze frammentate, valutazioni scollegate dalla complessità reale dei contesti. Il risultato è un paradosso: si misura di più, ma si capisce meno. E il valore generato, soprattutto quello più trasformativo, rischia di restare invisibile.

Lo vediamo chiaramente anche nel settore culturale, oggi sempre più chiamato a dimostrare il proprio valore “curativo”, l’impatto sul benessere delle comunità e il suo ruolo come infrastruttura di welfare culturale.

È proprio in questo campo e in questa transizione strategica che si gioca il lavoro che da anni sviluppiamo insieme a enti del Terzo Settore, Pubbliche Amministrazioni, fondazioni e istituzioni culturali.

Noi VALUTIAMO così

  • Co-valutazione e integrazione dei saperi: uniamo il rigore e la competenza tecnica delle figure professioniste con il prezioso “sapere esperienziale”, pratico e diretto, di chi vive i progetti in prima persona (persone beneficiarie e équipe operativa).
  • Approccio capacitante e accountability reciproca: vogliamo decostruire il “monopolio tecnico” della valutazione. Il nostro obiettivo è trasformare la ricerca sociale in una competenza diffusa, lasciando sul campo strumenti e conoscenze affinché gli stakeholder possano agire con crescente autonomia.
  • Il valutatore come amico critico: superiamo la logica dell’osservatore distaccato o del giudice severo. La figura valutatrice assume una funzione negoziale e di accompagnamento, agevolando la fiducia reciproca e contribuendo a far emergere in modo costruttivo anche le prospettive divergenti.
  • Apprendimento strategico e gestione adattiva: non consideriamo la valutazione come un voto finale, ma come un ciclo continuo di apprendimento. Questo approccio ha una doppia valenza: tatticamente, abilita la gestione adattiva, permettendo di ricalibrare le attività in corso sulla base di sfide e lezioni apprese in tempo reale; strategicamente, crea un patrimonio di conoscenze che guida il disegno dei progetti futuri. Per noi, l’apprendimento è il ponte che trasforma i dati grezzi in intelligenza per l’organizzazione.
  • Il Service Design come motore pratico: utilizziamo metodologie, strumenti visivi e interattivi (come mappe sistemiche, analisi dei touchpoint e laboratori di co-design) per trasformare dati complessi in momenti di apprendimento collettivo, scardinando definitivamente le logiche top-down.

Ecco alcuni progetti che raccontano meglio di altri il nostro approccio su misura che si adatta a clienti, sfide, settori e scale di intervento molto diversi tra loro:

  • Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile (Con i Bambini): nella valutazione del bando “Spazi Aggregativi di Prossimità”, guardiamo l’impatto sia del singolo progetto sia dell’aggregato di programma, così forniamo evidenze chiare per il contrasto alla povertà educativa e per migliorare le policy giovanili su scala nazionale.
  • Comune di Milano: Invece di calare dei sistemi di misurazione dall’alto, preferiamo costruire infrastrutture condivise. Per valutare l’impatto sociale della Rete degli spazi Ibridi, abbiamo creato un ecosistema online con un toolkit di strumenti pratici che permette agli Spazi di autovalutarsi in modo semplice e capacitante, restituendo al tempo stesso alla Pubblica Amministrazione dati aggregati fondamentali per leggere i bisogni della città e indirizzare le future strategie di welfare urbano.
  • Progetto europeo B-Trust: per trasformare evidenze e dati in decisioni operative abbiamo integrato due strumenti tipici della valutazione: la Teoria del Cambiamento e la MEL (monitoraggio, valutazione e apprendimento).
  • Intesa San Paolo e Istituzioni museali: i musei sono vere e proprie infrastrutture sociali e presidi di welfare culturale per la comunità, per questo insieme a Altis Advisory abbiamo sviluppato un modello scalabile e replicabile di misurazione dell’impatto sociale, culturale ed economico di alcune tra le più importanti istituzioni museali in Italia. 
  • Cooperativa Girasole: per essere davvero inclusivi nella valutazione, abbiamo coinvolto tutti gli stakeholder – inclusi gli utenti – di alcuni servizi socio-sanitari e di accoglienza di contrasto alle nuove marginalità, per arrivare ad una mappatura chiara degli impatti generati. 
  • Fondazione Finanza Etica: come nel percorso di valutazione dei loro percorsi educativi di finanza critica, in cui trasferiamo metodologie necessarie per poter gestire sempre più in autonomia i futuri processi di valutazione interna.
  • INAPP: abbiamo usato l’approccio della Teoria del Cambiamento coinvolgendo la PA locale per valutare NEO – Nuove Esperienze Ospitali, un progetto sperimentale di popolamento e rigenerazione delle aree interne d’Abruzzo.
  • Regione Lombardia: abbiamo analizzato i progetti finanziati dai bandi regionali destinati ai giovani e aiutato così la Struttura Politiche Giovanili a orientare e rendere più efficaci le iniziative della nuova programmazione.

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