Quello che una comunità può…

A contrastare la povertà educativa dei bambini è la presenza e l’impegno della loro comunità

Ancora un dato raccolto dalla Caritas Ambrosiana (attraverso i responsabili dei 302 doposcuola parrocchiali della Diocesi di Milano) durante la quarantena dovuta al Covid-19, ci dice che un alunno su cinque non possiede un pc, un tablet o una connessione internet, essendo stato quasi del tutto impossibilitato a seguire le lezioni a distanza negli ultimi mesi.

Si è parlato molto delle difficoltà e dei limiti che l’uso massiccio e improvviso della DAD (Didattica a Distanza) ha evidenziato; noi stessi nell’Instant Book “Prima di domani” prodotto durante la “Fase 1” abbiamo riflettuto su pro e contro dell’improvviso processo di digitalizzazione che ha investito scuole e insegnanti (articolo al link).

Tuttora è in corso il dibattito sulla ripresa delle lezioni a settembre, sulle modalità con cui saranno scandite le giornate di bambini e ragazzi (e quindi delle loro famiglie), sulle modalità di assunzione di nuovi insegnanti, molti dei quali ad oggi precari. Una scuola che – ancora una volta – rimanda un’immagine di sè sfuocata, dai contorni incerti, di sfondo. Una scuola che da troppo tempo aspetta di essere rimessa al centro della politica nazionale, oltre che resa più salda, vitale e protagonista all’interno della cosiddetta “comunità educante”, la rete di soggetti (scuole, famiglie, Terzo Settore, associazioni sportive e per il doposcuola, organizzazioni religiose, realtà del territorio) che concorrono, in modo diverso, ad educare ed offrire occasioni di crescita ai nostri bambini.

Ed è proprio nei territori più esposti alla povertà educativa che questo desiderio di ricostruzione della “comunità educante” è particolarmente forte: questo è il dato che abbiamo rilevato durante l’analisi di baseline (analisi preliminare degli indicatori rispetto ai quali verranno valutati gli impatti finali del progetto) che abbiamo effettuato all’interno del progetto “Piccoli che valgono!” che ha l’obiettivo di sperimentare in 5 aree periferiche del Paese (tre zone periurbane delle città di Milano, Bari e Cagliari, e due aree interne tra Umbria e Toscana) una metodologia di intervento innovativa finalizzata a contrastare la povertà educativa nella fascia di età 9-14 anni. Il progetto, che coinvolge oltre 20 partner tra scuole, circoli didattici, enti locali, organizzazioni educative del Terzo Settore, enti di ricerca, è finanziato dal Fondo per il contrasto della povertà educativa gestito dall’impresa sociale “Con i Bambini”, per un totale di 1,180 mln di euro e all’interno del quale LAMA opera come soggetto accreditato per la valutazione.

Dalle interviste che abbiamo svolto tra gennaio e febbraio 2020, ascoltando i partner e gli stakeholder dei cinque territori, è emerso un dato trasversale alle aree coinvolte (che pure presentano oggettive differenze in termini di scala territoriale, trend demografici e dinamiche di povertà educativa); il dato comune a tutte ci dice qualcosa di tanto semplice quanto potente: là dove i ragazzi vivono situazioni di difficoltà, arretratezza e disagio, sono in realtà i genitori, i docenti, la rete di attori che ruotano intorno alla scuola a vivere in prima persona le stesse difficoltà.

Là dove i fenomeni di delinquenza e criminalità sono maggiormente presenti (ad es. nella zona del municipio 4 di Bari, nel Comune di Capoterra in Sardegna e nel quartiere di Stadera a Milano), sono le famiglie a risultare prive degli strumenti base per portare avanti il proprio ruolo educativo lasciando i bambini ‘orfani’ dei riferimenti utili ad orientarsi nel rispetto delle regole della buona educazione, della cura dell’igiene personale e della capacità di sviluppare relazioni positive con gli altri.

E al di là delle situazioni di particolare disagio, ci sono una serie di difficoltà che riguardano tutte le aree geografiche prese in considerazione indipendentemente dallo status sociale ed economico delle famiglie.

Una prima difficoltà riscontrata è la tendenza dei genitori a sostituirsi ai figli nelle loro responsabilità, compromettendo il loro percorso di crescita e sviluppo. I genitori sembrano vivere con ansia tutto ciò che è legato alla sfera dell’apprendimento del figlio e dimostrano di non saper bene fronteggiare le eventuali problematiche che egli può trovare lungo il suo percorso: da quelle più complesse, come la manifestazione di disturbi di apprendimento che spesso risultano difficili da ‘accettare’ da parte del genitore, alle problematiche più comuni, come l’aver ricevuto una valutazione negativa. Lo stato ansioso del genitore tende a trasferirsi al figlio, che a sua volta ne subisce le conseguenze in termini di perdita della serenità e difficoltà nella capacità di apprendimento.

Le criticità legate alla situazione lavorativa dei genitori così come una crescente ‘complessità quotidiana’ da gestire, portano spesso gli adulti a ridurre il tempo da dedicare ai figli, trascurando alla lunga la propria responsabilità educativa e compromettendo il clima di serenità in casa. Soprattutto nei contesti di maggiore agio economico e sociale, si è riscontrata una tendenza dei genitori a sovraccaricare il figlio di attività da svolgere durante la giornata andando a ridurre il tempo da trascorrere insieme e in mezzo agli altri; in questo contesto, il genitore ha sempre meno occasioni per osservare il proprio figlio, coglierne le difficoltà e poter intervenire in tempo.

Queste difficoltà vissute dai genitori si traducono in atteggiamenti a tratti contraddittori nei confronti dei docenti e dell’istituzione scolastica: da un lato, una sorta di “automatismo” a delegare completamente la responsabilità educativa alla scuola; dall’altro un atteggiamento di sostanziale diffidenza nei confronti degli insegnanti, la cui autorevolezza è messa sempre più in discussione. Quando la fiducia delle famiglie verso la scuola viene meno, risulta anche più difficile stimolare la motivazione dei figli allo studio, e questo è stato osservato indipendentemente dal contesto territoriale e dall’origine culturale ed etnica delle famiglie. In tutti i casi, questo atteggiamento è il segno del venir meno del patto educativo tra famiglie e scuola, che rende sempre più difficile e faticoso il dialogo.

I docenti, dal lato loro, si trovano a dover affrontare dinamiche sempre più complesse delle classi, dovute in parte ai processi di trasformazione sociale che stanno progressivamente ridefinendo ruoli e confini delle responsabilità in ambito educativo, in parte ai contesti di disagio sociale in cui alcune scuole sono inserite. Situazioni che richiederebbero capacità, strumenti e modalità dedicate alla cura e allo sviluppo delle competenze emotive e relazionali del bambino, mentre l’organizzazione dell’insegnamento risulta ancora fortemente incentrata sulla trasmissione dei contenuti.

Le interviste sul territorio hanno fatto emergere, da parte degli attori stessi che operano intorno alla scuola, nel settore pubblico e privato, l’esigenza di rafforzare la rete e la sinergia tra questi mondi che troppo spesso si muovono secondo logiche di individualismo. Da più parti è stata espressa la necessità di un ruolo di regia da parte dell’attore pubblico affinchè promuova attivamente il contrasto alla povertà a supporto della rete. Comune a tutti i territori è infine l’esigenza di superare o quantomeno integrare il modello di servizio sociale centrato esclusivamente sulla presa in carico dell’utente o del nucleo svantaggiato, a favore di pratiche di co-progettazione ed esternalizzazione dei servizi sociali necessari per una presa in carico integrata.

La molteplicità di azioni proposte dal progetto “Piccoli che valgono!” va a supporto della continuità verticale (tra cicli scolastici) e orizzontale (tra luoghi formativi complementari), sperimentando una metodologia innovativa di coinvolgimento della comunità educante che agisce sul sistema di relazioni che sono alla base del processo di riconoscimento del sé dei minori e della loro presa di coscienza del ruolo che rivestono nella comunità. Un metodo e una serie di pratiche che sono state portate avanti dai gruppi di educatori, insegnanti, genitori anche durante il periodo di lockdown per supportare famiglie e bambini in questa ulteriore difficoltà.

>> Per approfondimenti sulle attività, consulta il blog del progetto.

>> Per conoscere l’approccio alla valutazione basato sulla Teoria del Cambiamento, leggi qui.

Di seguito alcuni dati relativi alla situazione socio-economica e demografica dei 5 territori coinvolti dal progetto

Nota metodologica: le criticità e i bisogni riscontrati nei vari territori e riportati in questo articolo sono tratti dal report di baseline effettuato da LAMA tenendo conto dei dati raccolti con le interviste semi- strutturate fatte in loco ai partner e agli stakeholder di progetto, e sulla base di un’analisi quantitativa comparata fatta utilizzando indicatori scelti ad hoc.

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